Comunicato n. 97 a commento del progetto di arginatura del Canale dei Petroli reso noto oggi da alcune testate locali.

Se si vogliono salvare Ambiente, Porto, Lavoro, le grandi navi vanno estromesse dalla laguna

Venezia, 2 ottobre 2013

 

Paolo Costa ha svelato il suo vero volto: a proposito dello scavo del canale Contorta Sant’Angelo parla di ripristino morfologico della laguna, poi dal progetto di arginatura del Canale dei Petroli presentato a sorpresa in Commissione di Salvaguardia si capisce che cosa realmente ha in mente: la divisione in due della laguna con una scogliera lunga 8 chilometri e larga 26 metri da San Leonardo a Fusina, lungo l’intero bordo del canale. Una diga di massi tra una e tre tonnellate, propedeutica allo scavo del Contorta, dato che è giustificata dall’incremento del traffico connesso al futuro passaggio delle grandi navi da crociera.

Il progetto contraddice e rovescia gli indirizzi di tutte le leggi, le norme, i piani e i pareri che si sono susseguiti dalla grande acqua alta del 1966 e dimostra paradossalmente quel che tutti sanno e che solo gli interessati negano: che il crocerismo e una portualità fuori scala sono ormai incompatibili con la laguna, salvo distruggerla reiterando, come fa Costa, le logiche ottocentesche che hanno ridotto il bacino centrale a un catino vuoto profondo oltre 2 metri. Un braccio di mare.

Il Comune, il sindaco, Giorgio Orsoni, non hanno nulla da dire? Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, tace? Il ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, davvero copre il pilatesco “me ne lavo le mani” della sua soprintendente, Renata Codello?

Ieri, al convegno sulla portualità promosso dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, il prof. Luigi D’Alpaos, forse il massimo conoscitore dei problemi idraulici della laguna, è stato lapidario.”Le grandi navi – ha detto – devono restare fuori”. E due economisti come Ignazio Musu e Giuseppe Tattara hanno mostrato come il presunto indotto del crocerismo incrementi i guadagni di pochi a danno della città e dell’intera collettività, che pagano pesanti prezzi in termini di rischi, di stress, di salute, di depauperamento sociale.

Crescente gigantismo navale, Mose alle bocche, crescita del livello del mare metteranno presto in crisi il Porto: non è in discussione il se ma solo il quando. Costa lo sa bene, e per questo ha proposto il terminale off shore, ma se ciò è possibile per petroli e container, perchè mai non lo sarebbe per le navi da crociera? Sempre, sia chiaro, se la città riterrà di non potervi rinunciare qualora venga dimostrato insufficiente l’indotto garantito dalla parziale riconversione della Marittima a un crocerismo sostenibile e dal più alto valore aggiunto. Se si vogliono salvare Ambiente, Porto e lavoro, le grandi navi vanno accolte fuori.

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