Il futuro del porto: i progetti triennali

di Alberto Vitucci

Il comitato Portuale approva il piano operativo in contrasto con gli strumenti urbanistici comunali e regionali. La Regione aderisce al Piano; il Comune non si oppone ma si limita ad astenersi. Senza perdite prosegue insomma, con un piano illeggittimo ma finanziato, il cammino dei distruttori della Laguna e del degrado mercantile della città. La nuova Venezia, 16 gennaio 2013

«L’off shore? Fino a qualche anno fa sembrava un miraggio, adesso è un progetto concreto, finanziato dalla Legge di Stabilità. Quello approvato ieri è un importante manifesto programmatico per il Porto del futuro». Comune e Provincia si astengono, la Regione invece ha votato a favore del Piano portuale. «Un voto convinto», spiega l’assessore alle Infrastrutture di palazzo Balbi Renato Chisso, da sempre un sostenitore dei progetti di Costa, «perché così possiamo rilanciare il porto e anche l’economia della regione»

Piano approvato. Ma con l’astensione di Comune, Provincia e Comune di Mira. Il Pot (Piano operativo triennale) riceve il via libera dal Comitato portuale. Il presidente Paolo Costa canta vittoria e i grandi progetti come il porto d’altura e il nuovo canale Contorta per le grandi navi in laguna fanno un passo avanti. Ma con Ca’ Farsetti è soltanto tregua. «Ci siamo astenuti», dice il delegato del sindaco, l’assessore alle Aziende Antonio Paruzzolo, «perché non possiamo approvare un Piano che non recepisce le linee dei nostri Piani regolatori. Sulle linee strategiche siamo anche d’accordo, ma molte questioni restano aperte». Astenuto anche il Comune di Mira, che chiede di approfondire la ricaduta dei nuovi traffici ferroviari merci sulla linea dei Bivi che passa per Oriago. E il rappresentante della Provincia Giovanni Anci, da sempre contrario al terminal d’altura, che ha chiesto di verificare soluzioni immediate e alternative per rilanciare il traffico portuale. Un pacchetto di interventi pronti a partire.Nello scenario a lungo termine, ma anche negli interventi immediati, come il via alle banchine per le autostrade del mare che saranno inagurate a Marghera entro la fine dell’anno. E il Porto Franco, che dovrà essere spostato in terraferma per dar fiato ai traffici nell’area metropolitana. Il Piano racchiude in sé gli obiettivi del Porto per i prossimi tre anni. Rilancia la questione dell’off shore («È un progetto che va avanti, non è più un’idea», dice Costa), ma anche la Marittima come «unica soluzione» per le navi. Uno studio comparativo fatto da Ca’ Foscari proverebbe che al momento non vi sono alternative praticabili a parte lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, che sarà portato da 2 a dieci metri di profondità, larghezza circa cento metri. Bocciata dunque, ancora una volta, la proposta avanzata dal Comune, che ha inviato a Roma un progetto per spostare le grandi navi a Marghera. «Non ci stanno, bisognerebbe chiudere il traffico commerciale», obietta Costa.Nel Piano si parla anche di scavo del canale Malamocco Marghera e nuove aree di sosta per le navi, del raddoppio della darsena di Lio Grando. E della destinazione futura di alcuni immobili dell’Autorità portuale. Come la sede delle Zattere, per cui è stata bandita una gara per l’affitto a uso uffici ma anche residenza e commerciale. E poi i garage. Partita aperta anche questa con il Comune nell’ambito dell’Accordo di programma su San Basilio. Il tram arriverà alla vecchia stazione Marittima, in cambio il porto chiede di realizzare un nuovo garage. Ma il Comune ha detto no. Approvando la delibera che riapre alla città kle aree dismesse di San Basilio e vincolando il nuovo garage a una serie di condizioni. Il Pot intanto è stato approvato, anche se non ha valore di strumento urbanistico. «Per quello si dovrà attendere il nuovo Piano Regolatore portuale, che andrà fatto d’intesa con il Comune. «Una forzatura del presidente del Porto», scrive il capogruppo di In Comune Beppe Caccia, «un Piano approvato senza il consenso di Comune e Provincia è soltanto il libro dei sogni, anzi degli incubi del presidente
Paolo Costa
«Sugli obiettivi da conseguire siamo tutti d’accordo»
«Le astenioni di Comune, Provincia e Mira? Sfumature. Chi si è astenuto lo ha fatto per proporre idee interessanti. Ma sugli obiettivi siamo tutti d’accordo». È famoso per essere piuttosto deciso, il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. E ieri ne ha dato dimostrazione. Uscendo (quasi) indenne da un Comitato portuale che si annunciava infuocato, per via della contrapposizione tra Porto e Comune su alcune questioni, a cominciare dalle grandi navi e dalle aree di San Basilio. Invece il Pot è stato approvato dopo sole due ore di discussione. E il presidente sprizza soddisfazione. «Dibattito costruttivo, i nostri progetti vanno avanti», dice. «I 100 milioni che abbiamo ottenuto della Finanziaria per il porto d’altura significano che lo Stato ha deciso di puntare su quella grande opera. Il terminal off shore va fatto, anche per riutilizzare un impianto portuale che ha quasi un secolo. Allora era all’avanguardia, oggi ha bisogno di essere ripensato».E le conseguenze ambientali? «Questa secondo me è una grande opera di riequilibrio ambientale», continua il presidente, «perché altrimenti avremmo dovuto scavare i canali in laguna fino a 14 metri». Invece l’off shore, garantisce Costa, «rilancerà l’economia portuale dei prossimi decenenni». Nessun problema nemmeno per le rotture di carico: «Stiamo studiando con gli Industriali soluzioni operative all’avanguardia. Le merci saranno smistate durante il percorso in chiatta tra l’off shore e le banchine di Marghera. «Non perderemo tempo, guadagneremo in operatività essendo in grado di svolgere quelle operazioni in mare come fossimo in banchina». Con il Comune restano alcuni nodi aperti, a cominciare dalle grandi navi. Costa e il suo Piano approvato ieri rilanciano l’ipotesi del canale Contorta Sant’Angelo come «unica alternativa realizzabile».Un’idea che l’ex sindaco ha in testa almeno dal 2004, quando allora commissario contro il moto ondoso, aveva proposto di utilizzare il canale Vittorio Emanuele per far arrivare le navi in Marittima da Malamocco. «Allora fu proprio l’ingegnere D’Alpaos a dirmi che era meglio scavare il Contorta. Lui nega, ma io lo devo dire. E sono convinto: anche quella potrebbe essere un’operazione di ricostruzione ambientale. Nella zona di partiacque non avrebbe conseguenze negative dal punto di vista idraulico. E l’alternativa è lasciare tutto com’è». Infine, le aree di San Basilio. Il contenzioso è aperto, e il Porto vuole «mettere a reddito le sue proprietà». «Io devo applicare le norme, non faccio politica», ripete Costa. Dal Comune dovrebbe ricevere 14 milioni e mezzo per l’uso della Stazione d’arrivo del tram (ex stazione Marittima). Poi ci sono i garage. Quello nuovo, ma anche quello mai nato, che dovrebbe dare 1.500 posti auto ai residenti. «Noi siamo pronti, aspettiamo il Comune», dice Costa

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