Il Mose non basterà a salvare Venezia

Domani convegno in municipio con Di Tella e Pirazzoli. I comitati: «Far luce sulla grande opera»

«Vi spieghiamo perché anche con il Mose Venezia sarà allagata». Dopo un periodo di tregua, i comitati antidighe tornano all’attacco. E aprono l’offensiva sul funzionamento del sistema di paratoie che sta per essere installato alle bocche di porto. A Punta Sabbioni i cassoni sono già sul fondo – la Nuova ne ha documentato per la prima volta l’interno, qualche giorno fa – si può passare a piedi dall’isola artificiale del bacàn a Punta Sabbioni sotto il livello del mare nei cunicoli di servizio. Tra qualche giorno arriveranno da Marghera (area Pagnan) le prime paratoie, costruite a Monfalcone, con le cerniere assemblate. «Ma il meccanismo non sarà sufficiente a salvare Venezia», dice Paolo Pirazzoli, ricercatore del Cnr francese e dell’Ipcc, l’istituto intergovernativo che studia l’aumento del livello dei mari. «Il livello degli oceani crescerà molto, più del previsto, e le paratoie dovranno essere sempre chiuse».

Vincenzo Di Tella, ingegnere della Tecnomare autore di un progetto alternativo al Mose (le paratoie a gravità) insiste nel dire che il Mose è impattante, antieconomico. E in condizioni di mare agitato potrebbe avere qualche problema, come già scritto dai ricercatori franco-canadesi della società Principia, consultati dal Comune qualche anno fa. Critiche che erano state allora respinte dal Consorzio Venezia Nuova e dal presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta.

«Il Mose incontra il mare» è il titolo del convegno che si apre domattina a Ca’ Loredan, sede del municipio, a partire dalle 9.30. Partecipano le associazioni ambientaliste come Italia Nostra, Ambiente Venezia, Lipu, Wwf. E due parlamentari, Giulio Marcon di Sinistra e Libertà e Marco Da Villa di Cinquestelle. Hanno aderito anche i gruppi consiliari di Federazione della Sinistra, Movimento Cinquestelle, Lista In Comune, Gruppo Misto.

Un dibattito pubblico sul Mose dopo mesi di silenzio. E proprio quando i lavori della grande opera sono giunti in fase cruciale. Conclusa la posa delle dighe foranee e dei cassoni al Lido, dell’isola artificiale che ospiterà gli edifici di controllo, della conca di navigazione a Malamocco e dei porti rifugio a Punta Sabbioni e a Ca’ Roman, a ridosso dell’oasi del Wwf. «Sarà l’occasione per discutere della nostra petizione al Parlamento europeo sottoscritta da 12.500 veneziani», dice Luciano Mazzolin, «e delle inchieste che hanno portato all’arresto dell’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita»

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2013 05 04 Locandina MOSE

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