Diecimila persone si riprendono Venezia: “Fuori le grandi navi dalla Laguna!”

Il corteo giunge a San Marco: la fotografia di oggi per i croceristi sono migliaia di bandiere No Navi che sventolano

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Erano in migliaia alle Zattere – moltissimi in riva, altri in acqua con le barchette – già nel primo pomeriggio, sotto il sole cocente di quest’ultimo lembo di primavera. L’attesa per il corteo lanciato dal comitato No Grandi Navi a Venezia è febbrile, perché quanto accaduto domenica scorsa a San Basilio merita una risposta all’altezza di quella che poteva essere una vera e propria strage.

No Grandi Navi

Nonostante l’incidente del 2 giugno, i “bisonti del mare” continuano a entrare. In tanti anni di mobilitazioni è stata più volte sollevata la pericolosità delle navi che superano le 40.000 tonnellate, non solo per questioni paesaggistiche e di sicurezza, ma anche perché minacciano l’equilibrio dei fondali e inquinano, dando a Venezia (una città senza auto) il primato di città più inquinata d’Italia.

«L’incidente della scorsa domenica», ribadisce il comitato, «è la prova empirica del rischio che questi ecomostri ambulanti comportano: non è più sufficiente limitarsi a chiedere che le grandi navi restino fuori dalla laguna, occorre anche che il provvedimento sia immediato». Una moratoria che, nell’attesa di un accordo tra le parti istituzionali, blocchi l’accesso e il passaggio delle crociere. Diritto alla salute e diritto alla città sono i due elementi che aprono l’iniziativa di oggi, come dichiara Stefano Micheletti, portavoce del Comitato No Grandi Navi.

No Grandi Navi

La partecipazione è davvero eccezionale, nonostante le dichiarazioni del prefetto Zappalorto, che ieri ha negato alla manifestazione l’accesso a San Marco. Una parola d’ordine: ora basta. E già gli interventi d’apertura chiariscono il tenore della manifestazione: «Ci stanno togliendo la residenzialità e i servizi, vogliono toglierci anche il “salotto buono” di Venezia, lasciandolo alla mercé del turismo di massa» dicono dal microfono, «lo stesso salotto che la settimana prossima concederanno per la festa dei 100 anni di Aperol».

«Siamo migliaia e migliaia, questa riva non è mai stata così piena!» rincara Tommaso del Comitato No Grandi Navi, «alla faccia dei divieti, questa è la risposta del cuore di Venezia che alza la testa! Lo diciamo da 6 anni: queste navi sono troppo grandi! Inquinano troppo! Questi mostri ci avvelenano e hanno un impatto terribile sulle rive, sulle fondamenta delle nostre case e dei monumenti! Domenica si è rischiata la strage e noi siamo qui per dire: mai più! Le nostre vite sono molto più importanti dei vostri profitti! Per questo oggi ci riprenderemo Piazza San Marco, perché Piazza San Marco è casa nostra!». Si tratta di un monito chiaro e diretto, che inizia a creare non poche preoccupazioni a chi gestisce l’ordine pubblico.

No Grandi Navi

Quella di oggi è una manifestazione sentita anche fuori dalla Laguna: sono presenti infatti decine di comitati da tutto il Veneto e dal resto d’Italia, a sottolineare il legame sempre più saldo delle tante lotte territoriali di tutto il Paese.

In testa c’è una nutrita presenza di giovanissimi di Fridays for Future, che rende la manifestazione un suggestivo intrico trangenerazionale. I grandi mostri galleggianti sono espressione ed esempio concreto, dicono dal microfono, di quelle logiche di profitto e speculazione che mettono a rischio il nostro pianeta. In una città fragile e simbolo del rischio e della precarietà derivati dal climate change. Viene anche rilanciato il climate camp che si terrà al Lido di Venezia durante il periodo della mostra del cinema di settembre: 4 giorni di lotta e riflessione, con con attivisti provenienti da tutta Europa che lottano per la giustizia climatica.

Il corteo si muove verso le 17; la coda della marea umana che sta attraversando la città al grido di «fuori le navi dalla laguna!» è ancora alle Zattere mentre la testa si guadagna la sommità del ponte dell’Accademia. In questo frangente giunge la notizia che la manifestazione viene autorizzata a entrare nella piazza centrale della città. La presenza massiccia al corteo e la determinazione dei partecipanti hanno infatti costretto il comitato per la sicurezza pubblica a optare per un clamoroso dietrofront.

E così migliaia di bandiere No Grandi Navi iniziano a invadere San Marco, il simbolo di Venezia e della sua storia millenaria. Mentre la coda deve ancora arrivare, in centinaia irridono i cordoni di polizia disposti all’ingresso dell’area marciana, una ridicola dimostrazione muscolare della prefettura incapace comunque di impedire che altre persone arrivassero alle loro spalle mettendo in campo di fatto un’accerchiamento.

No Grandi Navi

No Grandi Navi

Al di là del dato simbolico, la marea umana che ha invaso la banchina di San Marco è una vittoria enorme per il Comitato, perché è questo il luogo dove solitamente le navi da crociera fanno “l’inchino”. La fotografia odierna è, invece, quella di una città che alza la voce e le rifiuta.

Riportiamo le parole di Tommaso Cacciari, in uno degli interventi che hanno concluso questa splendida giornata: «Oggi abbiamo fatto qualcosa di storico, siamo la più grande manifestazione che questa città abbia visto in decenni. Solo ieri sera dicevano che non saremmo potuti arrivare a san marco. Ma la determinazione dei tanti che hanno risposto all’appello del comitato ha garantito la nostra possibilità ad essere qui. Siamo in una delle città più inquinate d’Europa. Siamo in una città che subisce i danni di queste navi, i danni non li subiscono le grandi multinazionali, non li subisce vtp. L’incidente ha dimostrato che le avarie possono accadere, anche alle navi più tecnologiche. E non viene fermata dai rimorchiatori. Quelle migliaia di tonnellate di acciaio non si fermano ma si schiantano contro le rive della nostra città. Il fatto che sia avvenuto in quel modo, con 4 feriti, è un miracolo. E noi siamo qui per dire adesso basta! Non accettiamo di stare in silenzio ad aspettare un incidente e a sperare che avvenga nuovamente un miracolo. Fino a che non c’è una soluzione vogliamo una moratoria. Non devono entrare in laguna».

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