Sul Comitatone del 7 novembre

Si annuncia un Comitatone per il 7 novembre p.v. in cui il ministro Delrio dovrebbe delineare la soluzione delle grandi navi crociera a Venezia.

Ciò avviene sulla base di una documentazione non nota, secretata, di cui non si conoscono i contenuti, né tanto meno i criteri adottati per comparare progetti di diversi gradi di definizione, redatta da un apparato tecnico privo di credibilità ed affidabilità e che l’Autorità Portuale si è rifiutata di rendere pubblica. Neanche con la richiesta dell’accesso agli atti si è potuto visionare la documentazione.

Dalle dichiarazioni del ministro Delrio si prefigurano soluzioni quali quelle di Marghera e Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele che presentano numerosi elementi  di criticità (effetti impattanti negativi sulla morfodinamica ed idrodinamica lagunare, dislocamento, scavi, interramenti, commistioni di traffico con drastica penalizzazione del traffico commerciale, accessibilità nautica, opere del Mose alla bocca di Malamocco, rischio di incidente rilevante ecc.) alcune delle quali evidenziate dalla stessa Autorità Portuale e dalla Capitaneria di Porto, nonché evidenziate all’interno dei pareri negativi formulati dalla Commissione VIA  per il progetto Contorta-S.Angelo-Marittima e per Marghera prima zona industriale.

Il combinato disposto tra un Comitatone che a distanza di 5 anni dal decreto Clini-Passera si attestasse sugli attracchi sia a Marghera che in Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele, eliminando di fatto l’unico progetto che ha avuto un parere positivo della Commissione VIA alla bocca di Lido, e la dichiarata volontà di non rendere trasparenti gli atti documentali che suffragano   la decisione finale,  e che legittima sospetti di indebite interferenze di soggetti privati sull’interesse pubblico,    rappresenta uno scenario che potrebbe essere  così configurato:

  • Un lungo periodo in cui le grandi navi crociera continueranno  a transitare per il bacino S.Marco ed il canale della Giudecca; nel frattempo le grandi compagnie consolideranno le loro speculazioni  immobiliari/finanziarie sulla città.
  • Una  costosa tempistica che caratterizzerà  gli iter procedurali delle soluzioni prospettate che si sa già difficilmente realizzabili
  • Un impatto ambientale e socio-economico negativo in contrasto con gli obiettivi  per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna dettati dalla legislazione speciale per Venezia
  • Uno strascico di verosimili esposti e denunce alle Procure  per illeciti veri o presunti  ed alla Corte dei Conti per  danni erariali

Si prospetta un nefasto ed equivoco  panorama che tanto ricorda il sistema Mose e  che , se confermato da ministri in partenza a scadenza ravvicinata, alimenterà le nostre mobilitazioni di contrasto forti della  solidarietà cittadina, nazionale ed internazionale.

    1 Commento

    1. Lorenzo Lazzarini

      Come ho avuto già modo di scrivere una possibile soluzione veloce del problema grandi navi è:
      – l’autorizzazione al passaggio in bacino con attracco in marittima solo di quelle sino a 40.000 t,
      – la dislocazione di quelle da 40000 a 90000 t a Chioggia dove esiste un porto quasi già attrezzato per accoglierle (che oltretutto prevederebbe solo un brevissimo percorso lagunare). Buona parte dei portuali ora impiegati a Venezia può facilmente spostarsi a Chioggia quotidianamente con i mezzi pubblici
      – la deviazione a Trieste di quelle superiori alle 90.000 t (i turisti interessati possono da Trieste raggiungere Venezia in 1.5 ore di treno, ciò che rende visitabile la città in giornata)
      Andrebbe poi considerato che una sensibile diminuzione del traffico commerciale (fra l’altro del più pericoloso) nel canale dei petroli potrebbe ottenersi con una pipeline che si potrebbe “appoggiare” alle strutture esterne del MOSE e servirebbe a trasferire in tutta sicurezza il greggio a Marghera e, in senso inverso, i relativi derivati ottenuti dalla sua raffinazione.

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