DOSSIER MOSE 2021: una panoramica degli eventi dall’attivazione del sistema ad oggi.

DOSSIER MOSE 2021: una panoramica degli eventi dall’attivazione del sistema ad oggi.
Il Mo.S.E. funziona? Nel mese di dicembre si è registrata una serie di acque alte che non ha precedenti nella storia recente. A fronte delle conseguenze del cambiamento climatico -sempre più frequenti e imprevedibili- il CVN, le amministrazioni locali e regionali, il governo nazionale riportano a mezzo stampa grande soddisfazione per il funzionamento del Mo.s.e. in modalità stress-test (cioè prima che sia stato collaudato e ultimato).
Possiamo, come cittadini e contribuenti, dire altrettanto?
Certo, negli ultimi mesi le paratoie si sono alzate ben 17 volte, salvando parte della città dall’alta marea. Ma non sono mancate le polemiche (come nel caso del giorno dell’Immacolata); non sono mancate nemmeno le osservazioni sui danni provocati all’ecosistema e alla morfologia lagunare, di cui ancora troppo poco sappiamo a causa di una colpevole mancanza di ricerca da parte delle istituzioni preposte al tema salvaguardia; non sono mancate nemmeno le critiche da parte del fronte del porto, pesantemente colpito dalla mancanza di continuità del traffico commerciale a causa dell’attivazione del sistema.
Lo sosteniamo da sempre: il Mo.S.e. è una grande opera inutile e dannosa, e rappresenta lo scandalo e la corruzione e che he segnato la nostra storia. Sempre più si manifesteranno le criticità tecniche e funzionali che avevano portato alla bocciatura della commissione V.I.A. già nel 1998.
Di fronte alla ferocia dei cambiamenti climatici il Mo.s.e. si presenta oggi in tutta la sua inadeguatezza e nello sperpero enorme di denaro pubblico, arrivato a quota 7 miliardi, con 100 milioni previsti solo per la manutenzione ordinaria annuale.

 

 

AmbienteVenezia- Materiali d’Informazione – Gennaio 2021

Il sistema Mo.SE è già, e lo sarà sempre di più, inefficace di fronte ai cambiamenti climatici

     

Saranno i cambiamenti climatici e i costi di gestione e manutenzione ad affondare il MOSE   

     

Venezia e Piazza  San Marco tra qualche anno

Se non si invertirà la rotta al più presto …”.Bisogna sempre metterla questa proposizione condizionale, per quanto “irrealistica” possa suonare. Bisogna metterla, altrimenti perché sbattersi? Che ci stiamo a fare qui?Se non si invertirà la rotta al più presto, dicevamo, entro la fine di questo secolo le terre dove sono nato e cresciuto – tra Ferrara e il delta del Po – saranno invase dal mare. Insieme a loro andrà sott‘acqua gran parte dell’Italia costiera nordorientale, dalla riviera romagnola fino a Trieste. Nell’ultimo millennio il Mediterraneo si è innalzato di soli trenta centimetri, ma nei prossimi ottant’anni si prevede un aumento di circa un metro. Per l’Adriatico la stima oscilla tra i novanta e i centoquaranta centimetri. Quasi seimila chilometri quadrati di territorio finiranno sotto la linea dell’alta marea. Il pensiero va subito a Venezia. Scordatevi il Mose, non serve a niente. E’ un progetto degli anni Ottanta basato su un’ipotesi di innalzamento del mare di soli venti centimetri. Nel frattempo le previsioni son quintuplicate. Con un metro in più, le dighe dovrebbero restare quasi sempre chiuse. La laguna diventerebbe uno stagno. E in ogni caso l’acqua arriverà, perché s’alzerà tutt’intorno.”

Wu Ming 1, Da: Quando qui sarà tornato il mare. Storie dal clima che ci attende. – Moira Dal Sito – Alegre edizioni.

 

Era domenica 6 dicembre 2020 e il Provveditore alle Opere Pubbliche C. Zincone dichiarava all’Ansa, dopo che le paratoie del MO.S.E. avevano chiuso per quasi 48 ore la Laguna al mare, salvando i veneziani da quattro alte maree superiori ai 130 cm. sul livello medio del mare, che “l’acqua alta per Venezia non è più un problema”, commentando lo stress-test di fine settimana della grande opera alle bocche di porto.

Per lunedì 7, martedì 8, il 9 e il 10 dicembre erano previste acque alte sostenute, ma non oltre i 130 cm., che è la quota per la quale la governance del sistema Mo.S.E. aveva deciso di sollevare le paratie per testarle in condizioni di alta marea.

Il sistema Mo.S.E. non è completato (mancano gli apparati elettromeccanici definitivi, gli impianti di condizionamento nei tunnel sottomarini, la control room all’Arsenale ed altro), il fine lavori è fissato al 31 dicembre 2021, ma le prove effettuate nei mesi di ottobre e dicembre avevano portato euforia tra i vertici del Consorzio Venezia Nuova, Provveditorato, il Sindaco Brugnaro e il commissario “sblocca cantieri” arch. Spitz; e naturalmente un bel sollievo tra gli abitanti dei centri urbani lagunari, i quali, dall’acqua granda del 1966, attendono una soluzione a un fenomeno che mette in forse la vivibilità e la salvaguardia fisica stessa dei monumenti e dell’ambiente costruito.

Lunedì 7 il sistema non è stato attivato e la marea ha raggiunto al mareografo di Punta della Salute i 100 cm sul l.m.m., consentendo all’acqua alta di bagnare con una ventina di cm. Piazza San Marco, dove la marea arriva già dagli 80 cm. sul l.m.m.

Martedì 8 dicembre, invece, un repentino cambiamento meteo-marino, con peggioramento sulla costa croata e un rinforzo anomalo del vento di bora che, quando soffia, a Chioggia provoca un sopralzo di decine di cm., ha cambiato le previsioni: prima a 135. cm per le ore 15.10 e poi 145 cm. per le 16.40, raggiungendo un massimo di 138 cm. al mareografo di Punta della Salute alle 16.25 e ben 146 cm. a Chioggia in Piazza Vigo.

Troppo tardi per attivare il sistema Mo.S.E., che è ancora in fase sperimentale e comunque servono almeno 48 ore di preavviso per permettere alla Capitaneria di Porto di emanare le ordinanze per la navigazione e per convocare le squadre operative.

Innumerevoli le polemiche per l’acqua alta dell’Immacolata, con il vento di bora che ha impedito per ore alla Laguna di svuotarsi e i pesanti danni alle attività ai piani terra, tradite dalla previsioni errate. Alle polemiche sono seguiti nuovi protocolli, e il 17 dicembre un tavolo tecnico decide di rivedere le procedure in modo da poter convocare le squadre addette ai sollevamenti del Mose fino a nove ore prima della previsione di acqua alta eccezionale a 130 cm., con una tolleranza però, sul margine di errore, di qualche decina di cm., in caso di peggioramento meteo. E’ stato pure deciso di coordinare le previsioni del Centro Segnalazioni e Previsioni Maree del Comune, con quelli del C.V.N., dell’ISPRA e CNR-Ismar.

Già in fase sperimentale il sistema Mo.S.E. si sta rivelando inefficace.

Già con le prove valutate positivamente e che hanno salvato Venezia per quattro cicli di marea il 5 e 6 dicembre scorsi, le criticità sono state notevoli: in primis la chiusura per troppe ore consecutive che impedisce il ricambio di marea e l’ossigenazione (la Laguna è un corpo vivo, non un bacino da riempire o svuotare) e danneggiano la portualità.

La chiusura del 2 dicembre scorso, con una previsione di marea di 130. cm.,  ha salvato Venezia, ma non ha impedito che il vento di bora spingesse la marea a Chioggia con un sovralzo di parecchie decine di cm.; fortuna che il centro storico di Chioggia, fino ai 130 cm. è protetto dal cosiddetto baby Mo.S.E..

Senza contare l’interferenza con le attività portuali. A barriere chiuse le navi stanno in rada ad attendere. La conca di navigazione è fuori uso e comunque è stata progettata dimensionata non certo per portacontainer di nuova generazione. Tanto che, durante la chiusura del 2 dicembre scorso, alle 6 del mattino, a Malamocco, sono state abbassate tre paratoie da una parte e quattro dall’altra per consentire, per un varco di circa 100 mt., a due navi di medie dimensioni, un traghetto e un portarinfuse, di entrare in porto. Esperimento azzardato per la sicurezza della navigazione, con il vento di bora e il varco ristretto. Senza contare gli effetti per l’erosione: con una velocità di corrente di 5 mt. al secondo, registrata al varco tra le paratoie, gli effetti sui fondali a valle della bocca di Malamocco dovranno essere monitorati.

Dopo la debacle del 8 dicembre 2020, per i giorni seguenti erano previste altre maree molto sostenute, tra i 125 di mercoledì 9 e i 135 cm. del 10, 11. Alla situazione di maltempo eccezionale si aggiunge l’”effetto sessa”, onda di oscillazione dell’Adriatico gonfio d’acqua. La mare astronomica poi è nella fase di sigizia, con la luna nuova, quando l’escursione di marea tra massime e minime è notevole. Si tratta insomma, questa del mese di dicembre 2020, di una serie di acque alte che non ha precedenti: il cambiamento climatico è già in atto.

Le paratie del Mo.S.E. vengono attivate per quatto giorni consecutivi. Per abbassarle bisogna che il livello della Laguna sia lo stesso di quello del mare. E quelle di Malamocco vengono abbassate un po’ prima delle altre, per permettere il traffico di una trentina di navi, tra traghetti, navi cisterna e porta container. Solo domenica 13 dicembre, con una previsione di 100 cm., viene deciso di non attivare il sistema e l’acqua alta ha invaso San Marco e  la Basilica con il suo nartece.

La serie nera delle acque alte di fine anno 2020 continua.

Per il 28-29 e 30 dicembre sono previste altre maree molto sostenute:

. lunedì 28 dicembre: 130-140 cm alle ore 10:00.

. lunedì 28 dicembre: 95-110 ore 21:30

. martedì 29 dicembre: 120-130 ore 10:30

. mercoledì 30 dicembre: 125-135 ore 10.30.

Lunedì 28 le paratoie del Mo.S.E. rimangono alzate per ventiquattro ore per affrontare due picchi di marea; alle 14.30 viene aperta solo la bocca di Malamocco, per far passare alcune navi e poi rinchiusa per affrontare la seconda acqua alta della giornata alle 21.30. Alla diga del Lido raggiunge i 138 cm. Con le barriere chiuse, la bora – che soffiava in mattinata fino alle 10.00 – ha spinto l’acqua verso Chioggia, dove si è registrato un livello interno di 76 cm., venti più di Venezia, trenta più di Burano. In seguito il vento ha girato a scirocco e il livello a Venezia è arrivato a 80 cm.. Una massa enorme di acqua viene spostata dal vento da Nord a Sud della Laguna e viceversa.

Martedì 29 le previsioni vengono riviste al ribasso, prima 115, poi 110 con il vento di bora che si alterna a quello di scirocco; sono attivate solo le paratie della bocca di Lido e di Chioggia, lasciando operativo il traffico portuale. Si sperimenta quindi un uso flessibile del sistema, manovrando in modo diverso le barriere alle singole bocche. Non si sa con quali conseguenze sulle correnti anomale che si generano e che possono influire sulla erosione. Il Mo.S.E. è stato progettato per chiusure e aperture simultanee. Comunque i centri urbani di Venezia e Chioggia rimangono all’asciutto, mentre alla diga del Lido la marea arriva ai 96 cm. e alla diga di Chioggia ai 92.

Mercoledì 30 l’evento mareale ha fatto registrare valori in mare di livello compresi tra 110 e 113 cm, dati registrati presso la Piattaforma Acqua Alta e le dighe foranee delle tre bocche di porto della laguna.

L’entrata in funzione del MoSE ha ridotto il flusso mareale entrante in laguna e la marea ha raggiunto alle 11:00 un livello di 98 cm a Chioggia Vigo e alle 12:55 un livello di 79 cm a Punta della Salute.

Alle 6:00 è stata chiusa la bocca di porto di Lido (due barriere) e alle 8:15 quella di Malamocco. Chioggia è rimasta aperta e percorribile soprattutto per i pescherecci (il comparto pesca sta soffrendo oltremodo in questa fase di attivazione delle barriere mobili). Insomma si stanno sperimentando manovre differenziate alle tre bocche di porto, approfittando anche della presenza a Chioggia del cosiddetto baby Mo.S.E. che preserva il centro abitato fino ad una quota di 130 cm. sul l.m.m..

Giovedì 31 è previsto un massimo di marea di 105 cm. alle ore 11.00. Il sistema M.o.S.E. è attivo su tutte le bocche di porto. La bocca di Malamocco viene chiusa due ore più tardi per permettere l’ingresso in porto delle prime navi del mattino. Invece 18 vongolare dei pescatori di Chioggia rimangono fuori in mare per la chiusura anticipata delle paratie.

Venerdì 1 gennaio 2021 previsti 100-105 cm. alle ore 11.15. Viene attivato il sistema solo alla bocca di porto del Lido, chiudendo le paratie delle due schiere di Treporti e di Lido alle 7.00 del mattino. La marea raggiunge gli 85 cm. a Punta della Salute, lambendo Piazza San Marco, salvando però il nartece della basilica, protetto dal quel complesso sistema di valvole nei gatoli e di pompe che lo preserva fino a 88 cm. sul l.m.m.

Sabato 2 previsti 95 cm. alle 01.15 e 105 alle ore 11.55. Il sistema viene attivato in mattinata, prima la bocca di Lido e di Chioggia; Malamocco rimane aperta per far passare le navi e chiusa subito dopo. Tutte e 78 le paratie fermano una marea di oltre un metro in mare, mantenendo a Punta della Salute 67 cm. sul medio mare.

Insomma pare che la decisione della governance del Mo.S.E. sia di attivare il sistema con una certa flessibilità sulla quota dei 130 cm. sul l.m.m., chiudendo anche a quote minori, magari non tutte le bocche, oppure in tempi diversi.

Il Mose in funzione sei giorni su sei – titola il Consorzio Venezia Nuova, con soddisfazione, nella home page del suo sito internet –

A partire da lunedì 28 dicembre il Mose è stato attivo ogni giorno fino alla mattina del 2 gennaio compreso, per impedire all’acqua alta di entrare in laguna.

I sollevamenti si sono susseguiti in maniera differenziata e modulare, alternando le chiusure delle tre bocche di porto e assecondando le escursioni di marea.Le squadre di tecnici del Consorzio Venezia Nuova, di Comar e di Thetis si sono alternate con turni di 12 ore per consentire la continuità di intervento”.

 

Il protocollo per l’attivazione del sistema, fino alla fine lavori, in modalità provvisoria per i test in situazione di marea eccezionale, approvato nell’ottobre 2020, stimava in quattro volte l’anno la possibilità di maree superiori ai 130 cm..

In realtà da ottobre a dicembre il sistema è stato attivato ben 17 volte, tenendo certo all’asciutto i piedi dei veneziani, a parte la debacle dell’Immacolata, ma sono state evidenziate tutte le criticità segnalate dalla Valutazione di Impatto Ambientale, che nel 1998 aveva bocciato il Mo.S.E.

Il fronte del Porto è in fibrillazione. La chiusura della bocca di Malamocco impedisce la navigazione sul Canale dei Petroli. Chiuso il porto per più di 40 ore , tra il 9 e il 12 dicembre, con navi ferme in mare o ai terminali, con danni economici ingenti e la possibilità che le compagnie scelgano altri porti.

Nessuno poi pare stia monitorando lo stato della Laguna con le paratie chiuse. Con oltre 24 ore di chiusura al mare, si innescano fenomeni di anossia – soprattutto nelle aree più lontane dalle bocche – che possono, a lungo andare, trasformare la Laguna in uno stagno costiero.

Nei quattro giorni di chiusura del Mo.S.E. dal 9 al 12 dicembre i rii della città erano coperti da un tappeto di cannucce palustri, provenienti dai fiumi e che, con le paratie chiuse, non sono defluiti in mare. Anche qualche nutria è stata fotografata dai residenti, arrivate seguendo il flusso dell’acqua dolce e che però dovrebbero presto far ritorno lungo i fiumi, la laguna non è il loro habitat, almeno adesso e non sappiamo fino a quando.

AmbienteVenezia Gennaio 2021    Le chiusure del MOSE

Cosa succede in  Laguna

Canale Veneziano Foto da facebook 10 dicembre 2020

13 dicembre 2020 – Lido Alberoni – foto Luciano Mazzolin

10 dicembre 2020 Canale veneziano vicino Arsenale – Celestia- Foto di Francesco Penzo

In una conferenza on-line promossa dal Comitato Ambientalista Altro Lido, tenutasi il 14 dicembre, dal titolo “Dopo il Mose, la gestione della Laguna”, nella relazione tenuta dal prof. D’Alpaos venivano espresse le più importanti criticità del sistema, evidenziate da queste prime volte di attivazione delle paratie.

Qui la registrazione https://www.facebook.com/groups/1479004462342344.

Secondo l’ingegnere idraulico, uno dei massimi esperti della Laguna di Venezia, le criticità immediate riguardano:

  1. L’eliminazione dei sedimenti e sabbie che ad ogni rialzo delle paratoie (soprattutto della schiera di Punta Sabbioni) si depositano negli alloggiamenti nei cassoni delle paratoie stesse, impedendone il corretto abbassamento.
  2. Il fenomeno della risonanza sub-armonica. In certe condizioni meteo-marine le paratoie cominciano ad oscillare attorno alle cerniere, inficiando l’effetto barriera e divenendo instabili. E’ stato dichiarato dal Consorzio che, in occasione dell’attivazione del sistema il 2 dicembre scorso, con forte vento di bora ed onde alte fino a tre metri, le paratoie hanno subito oscillazioni di solo 3 gradi. Il fenomeno comunque non dipende solo dall’altezza dell’onda, ma anche dalla frequenza. Finora non si sono mai verificate le condizioni studiate ed evidenziate dalla perizia della società francese Principia, effettuata per conto del Comune di Venezia nel 2009: e cioè un’onda alta mt. 2,5 con una frequenza d’onda di 8 al secondo.

Le criticità in prospettiva, sempre secondo il prof. D’Alpaos nella citata conferenza, sono:

  1. L’eustatismo. Nel progetto definitivo del sistema, risalente al 2003 (non esiste progetto esecutivo dell’intera opera, ma solo progetti esecutivi per stralci – NdR) le previsioni sull’innalzamento del mare a fine secolo, certificate dal Co.ri.la, erano di soli 22 cm., 17 di eustatismo e 5 di subsidenza; questo mentre l’IPCC negli anni ’90 dava già un innalzamento a fine secolo di almeno 50 cm.. Da segnalare che il sistema è stato progettato per una chiusura della Laguna al mare, con un marea di oltre 110 m. per sei/sette volte l’anno (finora, in modalità provvisoria, e con previsioni di oltre 130 cm., è stato attivato per ben 17 volte da ottobre a dicembre). Con un aumento del medio mare di una trentina di cm. e sulla base delle maree oltre i 110 cm. dagli anni 2000 in poi, il prof. D’Alpaos aveva calcolato ben 128 chiusure l’anno. Il rapporto IPCC del 2019 è naturalmente peggiorativo e si prevede un innalzamento medio del mare da 43 a 84 cm. a fine secolo, con una media di oltre 60 cm.. Si prevede quindi – già da oggi, non a fine secolo – di dovere chiudere la Laguna al mare per giorni e giorni, con un conflitto enorme con la portualità, ma anche con le condizioni biologiche ed ecologiche della Laguna, nonché igieniche, perché la città antica non ha sistema fognario, a parte quello naturale dei rii che garantisce il naturale ricambio con il mare, con il normale flusso e riflusso delle maree.
  2. Il comportamento idrodinamico della Laguna a bocche chiuse. Quando le paratie del sistema sono attivate, in caso di persistente vento di bora (si è verificato anche in queste prime attivazioni in modalità provvisoria) l’acqua del bacino lagunare viene sospinta verso sud e il dislivello tra Laguna Nord e Laguna Sud può arrivare anche ad una ottantina di centimetri e il sopralzo di marea, non potendo defluire dalla bocca di Chioggia, chiusa al mare dalle dighe, può invadere il centro abitato. E’ accaduto il 2 dicembre scorso, con una marea – a sistema attivato – di 74 cm. a Punta della salute a Venezia e 110 cm. a Piazza Vigo a Chioggia. Da monitorare anche l’apporto dei fiumi e del bacino scolante in Laguna che provoca un sovralzo di marea, come pure l’apporto del mare che defluisce in Laguna dagli intraferri tra paratia e paratia.  Dai traferri (8 cm. tra paratia e paratia) passano mille metricubi al secondo; non poco, visto che a bocche aperte la quantità d’acqua del mare che passa è di ventimila metricubi.  Attenti osservatori hanno segnalato, ad esempio, che nella prima serie di ripetute chiusure della Laguna al mare, nel Rio dei Tolentini, in pieno centro storico, con la fondamenta a quota 110, il livello era ad occhio di 15-20, forse 25 cm. in più della quota iniziale a Mo.S.E. chiuso. Con le ripetute chiusure del 5 e 6 dicembre (vedi tabella sotto) l’acqua alta aveva comunque raggiunto gli 85 e i 95 cm. a Punta della Salute; e questo vuol dire che a piazza San Marco – a Mo.S.E chiuso – c’erano dai 5 ai 15 cm. di acqua alta, con il nartece della Basilica allagato per ore e ore.
  3. Le previsioni. Non c’è solo un problema di coordinamento del centri di previsione e segnalazione e di affinamento dei dati, con un investimento anche tecnologico. Con i cambiamenti climatici in corso, le variazioni dei venti, della pressione atmosferica, etc. saranno sempre più repentini, come il giorno dell’Immacolata ha insegnato.
  4. 4.Il problema dei costi manutenzione e di gestione. Sono spropositati. Il sistema, a parte le opere complementari costituite da lunate, spalle in cemento armato, isole artificiali, conche di navigazione per far passare i natanti anche con le paratoie chiuse (quella di Malamocco, già danneggiata alla prima mareggiata, è inservibile anche per difetti di costruzione, così come il porto rifugio per i pescherecci a Chioggia) è tutto sotto il livello del mare, soggetto alla corrosione dell’acqua salata e degli organismi viventi. Secondo il progetto, ogni cinque anni una paratia dovrebbe essere rimossa e sostituita per lavori di pulitura dalle incrostazioni, pitturazioni con antivegetativi e manutenzione. Si valuta in circa 100 milioni annui le spesa per manutenzione e gestione dell’intero sistema. Solo per le prove effettuate finora, pare che ogni volta che sono state alzate le paratie si siano spesi intorno ai 300 mila € in spese per il personale esterno specializzato, consumi elettrici, sommozzatori ed ingegneri. Il9 sistema Mo.S.E. potrebbe essere affondato, oltre che dai cambiamenti climatici, anche dai costi di manutenzione e gestione.

 

I cambiamenti climatici incipienti, sempre più repentini e non affrontati sufficientemente (visto che poco si sta facendo per rispettare gli accordi di Parigi, già insufficienti) affonderanno il Mo.S.E. molto più in fretta di quanto i tecnici e gli scienziati indipendenti, sempre critici sulla grande opera alle bocche di porto, approvata senza confronti con altre meno costose e impattanti sull’ecosistema e spinta dalla corruzione, prevedevano nel recente passato.

Il Mo.S.E. purtroppo non è la soluzione, ma è il problema.

Bisogna andare oltre, chiudendo per sempre con il fossile che provoca l’effetto serra, il cambiamento climatico e l’innalzamento dei mari.

Bisogna dare inizio alle opere di sopralzo della città con gli interventi di protezione per insule, in primis San Marco che va sotto già ad 80 cm. e che non sarebbe protetta neppure dal Mo.S.E. che a regime dovrebbe essere attivato a 110 cm. sul l.m.m.; dare il via a tutte le altre opere di riequilibrio idrodinamico e morfologico della Laguna, scassata dallo scavo di profondi canali navigabile, che si vorrebbero ulteriormente scavare per far passare le grandi di navi da crociera.

Tutti interventi e opere previsti da decenni dalla legislazione speciale per Venezia, ma che non non stati tenuti in considerazione, a favore della grande opera da sei miliardi (di cui uno andato in corruzione), data per salvifica per Venezia.

Ora, secondo noi, si tratterebbe di istituire una Authority indipendente che analizzi le criticità del Mo.S.E., che vari un piano, condiviso con la popolazione, per combattere i cambiamenti climatici, che riguarderanno presto non solo la Laguna, ma l’intero Alto Adriatico.

Pensiamo al ripristino della morfologia lagunare, bloccando i nuovi scavi di canali navigabili per ridare equilibrio idrogeologico ed idrodinamico alla Laguna.

Riconsideriamo gli interventi per insule, con l’intento di rialzare i piani di calpestio delle fondamenta ed il rialzo dei piani terra degli edifici.

Pensiamo a finanziamenti per la ricerca indipendente su interventi di immissione di fluidi negli strati geologici profondi, volti al sollevamento del sottosuolo lagunare veneziano: studi sull’applicazione di tecnologie esistenti all’area lagunare che non sono mai stati fatti, proprio per privilegiare il Mo.S.E.

E, naturalmente, a livello planetario, la fine del fossile per ridurre drasticamente le emissioni dei gas serra che provocano i cambiamenti climatici e l’innalzamento degli oceani.

Forse siamo ancora in tempo.

Venezia, 8 gennaio 2021

https://www.comune.venezia.it/it/content/massimi-significativi-registrati-mare-e-laguna

Massimi significativi registrati in mare e in laguna dal mese di ottobre 2020

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