APPELLO AL MONDO DEL CINEMA E DELLA CULTURA PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA VERSO IL 7 SETTEMBRE. CLIMATE MARCH ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Da Venezia chiediamo un segnale a tutto il mondo del cinema e della cultura: chiediamo di unirsi a noi per domandare un’inversione di marcia e un cambio di prospettiva per salvare il pianeta.

Qui di seguito è riportato un appello. Invitiamo tutti/e i/le esponenti del mondo dell’arte ad esserci fisicamente, se possono, alla marcia per il clima che si terrà il 7 settembre al Lido di Venezia, proprio alla chiusura della Mostra del Cinema, e di condividere il nostro appello assieme all’hashtag #GreenTheRedCarpet. L’ultima ma importate richiesta è di contribuire dicendo in un video o in un testo COME VORRESTE CHE IL CINEMA SI IMPEGNASSE NELLA LOTTA PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA.

Questo aspetto é importante: usando la visibilità di lavoratori/trici dello spettacolo per sovvertire le asimmetrie che si stanno abbattendo sulla parte più vulnerabile del pianeta è possibile mandare un messaggio molto efficace.

APPELLO AL MONDO DEL CINEMA E DELLA CULTURA PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA VERSO IL 7 SETTEMBRE. CLIMATE MARCH ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA


In occasione della Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno abbiamo deciso di portare un messaggio forte e chiaro: non c’è più tempo da perdere, esigiamo subito un cambiamento di rotta per salvare il nostro pianeta! Il 7 settembre, dopo le giornate del Climate Camp al Lido di Venezia, marceremo verso il Red Carpet per ribadire a gran voce che l’emergenza climatica è reale e che non possiamo più restare a guardare inermi l’abisso verso il quale sta scivolando la Terra.

“Nessun’ arte passa la nostra coscienza come il cinema”, diceva Bergman. Tanti i titoli di pellicole come ‘L’alba del giorno dopo’, ‘Quintet’, ‘Re della Terra Selvaggia’, ‘The Age of Stupid’, ‘Waterworld’, ‘L’11 Ora’, solo per citarne alcuni, che hanno profondamente colpito il nostro immaginario collettivo attraverso scenari catastrofici e apocalittici, i quali oggi sembrano non essere più solo fantascienza o lontani da noi, ma sono sempre più visibili e vicini, come gli incendi che hanno devastato ettari di verde in Amazzonia e in Siberia, le calotte polari che ormai si stanno dissolvendo, i tornado e bufere che colpiscono sempre più luoghi del globo. A pagare le conseguenze di tutto ciò sono soprattutto le popolazioni del Sud globale, costrette ad emigrare verso nord, oltre che la flora e la fauna, sempre più minacciate e portate verso una inevitabile estinzione. E se il luglio appena trascorso è stato il mese più caldo mai registrato sinora, questo rappresenta solo una delle prime e decisive avvisaglie verso  l’irrecuperabile.

Venezia stessa, perla dell’industria cinematografica e bellezza rinomata a livello mondiale, è messa a rischio da un capitalismo sempre più aggressivo, votato alla speculazione più becera sulla pelle di chi vive la città e a su quella del suo delicato ecosistema. Stimata come città portuale più inquinata in Italia e terza città più inquinata d’Europa, la Serenissima è stata ormai privata di una grossa fetta di residenti. La città ha visto nel giro di soli quattro anni un calo da circa 56000 unità, a 52000. Una signora in equilibrio precario sull’acqua, il cui secolare e unico fascino è stato sfruttato dalle lobby crocieristiche e dalla monocoltura del turismo di massa.

Nonostante il grave incidente del 2 giugno, in cui una grande nave ha di fatto travolto un battello fluviale e si è schiantata contro una banchina, finora il governo italiano non è stato capace di proporre una soluzione volta alla reale salvaguardia della laguna e dei suoi abitanti. Per non menzionare la grande e inutile opera del MOSE, costata già sei miliardi e si è rivelatasi un fallimento. Opera che, tra l’altro, risulta inadeguata e pericolosa a fronte all’innalzamento del medio mare previsto per i prossimi decenni.

Perciò il 7 settembre ci prenderemo il Red Carpet, perché Venezia può lanciare un grande messaggio a livello mondiale, e ci auguriamo che una voce decisiva di supporto venga proprio da chi ci sfilerà su quel tappeto o da chi lo ha fatto in passato. E che si unisca anche il mondo della cultura, delle arti e dello spettacolo tutto, nessuno escluso. Purtroppo, nonostante i ripetuti appelli scientifici e sociali, il mondo è ancora nelle mani di negazionisti che portano avanti politiche climatiche criminali (Trump, Bolsonaro, Putin e non solo). Né ci salveranno le retoriche del capitalismo green e del green-washing.

Chiediamo finalmente che si fatta giustizia climatica. Che il prossimo governo Italiano dichiari, finalmente, l’emergenza climatica, destinando risorse al blocco delle produzioni climalteranti e ad una transizione ecologica equa, abbandonando il sistema delle grandi opere inutili e dannose e impegnandosi nella messa in sicurezza di un territorio che è già, profondamente, dentro il climate change.

    1 Commento

    1. voglio che il primo tema politico del mondo occidentale sia la lotta al cambiamento climatico, insieme al disarmo (le due faccende vanno di pari passo), chiedo l’impegno della società, della scuola, della politica e delle attività produttive che dovranno mettere prima di tutto, la questione dell’emergenza climatica in ogni scelta che faranno

    Rispondi a marino coltro Cancella Commento

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