NIENTE GRANDI NAVI PER UNA INTERA STAGIONE

APPROFITTIAMONE per ripensare ad un uso ambientalmente compatibile dell’ecosistema lagunare

Le crociere a Venezia sono state cancellate, almeno fino a fine giugno, ma di sicuro non riprenderanno per tutto il 2020. La pandemia da corona virus ha chiuso la stagione. Qualcuno ha già parlato di “11 settembre della crocieristica” a livello planetario.

Arnold Donald, CEO di Carnival Corporation & Plc., ha dichiarato che il suo gruppo si sta preparando anche ad uno scenario molto negativo con i viaggi per mare che riprenderanno forse a dicembre. Ma sarà difficile – dopo le cronache di questi giorni, con grandi navi diventate lazzaretti in preda al coronavirus e le vere e proprie odissee di questi navigli in giro per il Mondo – che il settore si rilanci in breve e prima che si trovi un vaccino.

Venezia Terminal Passeggeri (VTP) ha messo in cassa integrazione i suoi 59 dipendenti e ha comunque chiuso il bilancio 2019 con lauti utili (come fu per i 4,4 milioni di utile del 2018). Vorremmo capire anche se, in qualche modo, ci saranno delle tutele per le centinaia di lavoratori a chiamata, hostess ed addetti all’accoglienza con contratti precari o atipici che il crocerismo utilizzava. A loro deve andare tutta la nostra solidarietà ed appoggio per una garanzia del reddito.

Certo il fermo del gigantismo croceristico, per almeno una intera stagione, potrà segnare una inversione di tendenza sui danni alla Laguna, sull’erosione ai fondali che sta trasformando la Laguna in un braccio di mare, sull’aria e sull’acqua: già oggi, dopo qualche settimana di blocco per il 90% di tutte le attività umane, abbiamo visto una riappropriazione della Laguna da parte della Natura.

La stagione croceristica 2020 sospesa può rappresentare una occasione formidabile, pur nella tragedia globale indotta dalla pandemia, per ripensare ad un uso ambientalmente compatibile dell’ecosistema lagunare, per segnare una inversione di tendenza nel ricercare un riequilibrio idrogeologico e naturale della Laguna.

Il Mose non è la soluzione, il Mose è il problema.

Un’occasione per rivalutare tutte quelle opere sistemiche, atte a ripristinate l’equilibrio idrogeologico, previste ancora dalla Legislazione speciale per Venezia e che il Consorzio Venezia Nuovanon ha mai considerato, essendo più profittevole il “ferro e cemento” della grande opera.

Pensiamo al ripristino della morfologia lagunare, alla riapertura delle valli da pesca – privatizzate e confinate alla espansione dell’onda di marea -, alla ricalibratura del Canale dei Petroli che ha aumentato la velocità delle correnti erosive in tutta la Laguna centrale.

Consideriamo, per la riduzione dei livelli di marea in Laguna, di ridurre la profondità dei fondali alle bocche di porto (ben 12 metri al Lido per far passare le grandi navi da crociera), di porre dei pennelli trasversali alle bocche per ridurre ulteriormente la portata idraulica, di realizzare opere trasversali removibili stagionali alle bocche, di modificare i tratti terminali dei moli e scogliere a mare di fronte alle bocche per ridurre l’onda montante da vento di scirocco. E’ evidente che di fronte a questo sarà inevitabile lo spostamento verso il mare del porto, mediante avamporti collegati alla terraferma.

Riconsideriamo gli interventi per insule, con l’intento di rialzare i piani di calpestio delle fondamenta ed il rialzo dei piani terra degli edifici.

Imponiamo finanziamenti per la ricerca indipendente su interventi di immissione di fluidi negli strati geologici profondi volti al sollevamento del sottosuolo lagunare veneziano: studi sull’applicazione di tecnologie esistenti all’area lagunare che non sono mai stati fatti, proprio per privilegiare il Mo.S.E.

Tutto questo certamente non sarebbe sufficiente per salvare Venezia di fronte agli scenari previsti a fine secolo per l’innalzamento dei mari dovuti ai cambiamenti climatici, ma confidiamo in una presa di coscienza, soprattutto da parte dei giovani (l’esperienza di Fridays For Future insegna), per imporre un cambiamento radicale dei modelli di sviluppo estrattivista, e di un economia basata sulle fonti d’energia derivanti dal carbonio e dagli altri gas serra.

Altrimenti in discussione non è solo l’esistenza di Venezia e della sua Laguna, ma anche dell’intero Pianeta.

Venezia può diventare anzi il simbolo della lotta ai cambiamenti climatici a livello globale.

Venezia, 19 aprile 2020

Fuori le grandi navi dalla Laguna

No al MoSE, che serve solo a chi lo fa

Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

Associazione AmbienteVenezia

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